Basilica di San Bernardino

La basilica di San Bernardino è un edificio religioso dell’Aquila, situato nel quarto di Santa Maria.

Venne costruita, con l’adiacente convento, fra il 1454 e il 1472 in onore di san Bernardino da Siena, le cui spoglie sono custodite all’interno del mausoleo del Santo realizzato a opera di Silvestro dell’Aquila. La facciata, eretta nel secolo successivo da Cola dell’Amatrice con influenze michelangiolesche, è considerata la massima espressione dell’architettura rinascimentale in Abruzzo.

L’interno, in stile barocco, è dovuto alla ricostruzione dell’edificio in seguito al terremoto del 1703 a opera di più progettisti — tra i quali sicuramente Filippo Barigioni, Sebastiano Cipriani e Giovan Battista Contini — e conserva importanti opere d’arte di Andrea della Robbia, Francesco Bedeschini, Pompeo Cesura, Rinaldo Fiammingo e Donato Teodoro, oltre al già citato Silvestro dell’Aquila, autore anche del mausoleo di Maria Pereyra Camponeschi. Il soffitto in legno intagliato e ornato di oro zecchino è opera di Ferdinando Mosca.

È stata inserita nell’elenco degli edifici monumentali nazionali nel 1902 ed elevata al rango di basilica minore — titolo che condivide con le concittadine San Giuseppe Artigiano e Santa Maria di Collemaggio — da papa Pio XII nel 1946. Dal 2014 il sito è gestito dal polo museale dell’Abruzzo.

A causa del sisma del 2009 che ne ha gravemente danneggiato l’abside e il campanile, la basilica è stata sottoposta a lavori di riparazione e consolidamento ed è stata riaperta nel 2015.

Descrizione

Insieme alla basilica di Santa Maria di Collemaggio, eretta nel XIII secolo per volere di papa Celestino V, San Bernardino fu il primo monumento cittadino a suscitare interesse al di fuori del circondario abruzzese, per arrivare ad una sfera nazionale e transnazionale. Detto fenomeno è dovuto certamente alla notorietà del santo toscano, ma anche al coinvolgimento, nelle fasi costruttive, di personalità influenti della vita religiosa — tra cui due pontefici, Niccolò V e Giulio II — e, soprattutto, artistica dell’epoca.

La chiesa ha una lunghezza complessiva di 100,50 m, superiore a quella di tutti gli altri edifici religiosi aquilani compresa la basilica di Santa Maria di Collemaggio (circa 94,00 m); per dimensioni e monumentalità, San Bernardino è ancora oggi considerato il più importante edificio religioso della città.

Esterno

L’esterno della basilica manifesta un definitivo allontanamento — rilevatosi una prima volta nella realizzazione della facciata della chiesa della Beata Antonia — dai canoni stilistici della scuola aquilana che aveva caratterizzato l’architettura religiosa cittadina medievale.

Il rivestimento esterno quattrocentesco, che sopravvive nella parte basamentale della cupola e nella struttura della torre campanaria, appare decisamente semplicistico nonostante la larga disponibilità economica del committente; è tuttavia possibile che questi apparecchi facciano riferimento non al rivestimento originario della basilica ma già al primo rifacimento successivo al terremoto del 1461.

Alla sobrietà dei rivestimenti, si oppone un monumentalismo delle complesse volumetrie dell’edificio e del suo impatto architettonico-urbanistico. Le forme esterne riprendono l’articolazione degli spazi interni con il predominio di una salda direttrice longitudinale (l’involucro della basilica) da cui si propagano forze centrifughe derivanti dalla presenza delle cappelle laterali, dal campanile e soprattutto dalla cupola; l’insieme architettonico è prettamente rinascimentale, nonostante la presenza di alcuni elementi tardo gotici.

La scalinata monumentale e la facciata della basilica in una fotografia d’autore di Paolo Monti (1969)

I crolli ed i numerosi rifacimenti hanno modificato le dimensioni originarie della struttura senza alterarne sensibilmente le proporzioni tipicamente rinascimentali, minuziosamente descritte — un fatto senza uguali per ciò che riguarda le chiese aquilane — sia da Girolamo Pico Fonticulano che da Salvatore Massonio. In particolare, la Decrittio di sette città illustre d’Italia del Fonticulano riporta per San Bernardino una lunghezza complessiva di 50 canne, una larghezza di 15 e un’altezza (del campanile, tolta la cuspide) di 24; dall’attuale differisce pertanto in maniera marcata solamente la torre campanaria che nel Quattrocento era caratterizzata da due piani di bifore e di cui oggi sopravvive il primo.

Scalinata monumentale

La basilica s’innalza al culmine di una monumentale scalinata che costituisce l’unione urbana tra la medievale Via Fortebraccio (in basso) e l’asse rinascimentale di Via San Bernardino (in alto), superando un dislivello di circa 20 metri. La gradinata è fiancheggiata da sei edicole, ciascuna omaggio di una delle sei famiglie che contribuirono alla realizzazione dell’edificio, vale a dire i Bonanni, i Cappa, i D’Andrea, i Dragonetti, i Manieri e i Rivera.

La scalinata è lunga 68 metri e larga 30; è suddivisa in quattro rampe da dieci gradoni ciascuna intervallate da tre gradoni maggiori, in corrispondenza delle edicole. Alle estremità vi sono quattro torrette quadrangolari. In basso si apre una piazza triangolare nota con il nome di Piazza Bariscianello da cui si ha una vista scenografica sulla facciata di Cola dell’Amatrice.

Il fronte basilicale è anticipato da una seconda scalinata minore, di quindici gradini — in mattoni disposti a spina di pesce e cordoni lapidei rivestiti di patina dorata — che eleva l’edificio rispetto alla Via San Bernardino e ne costituisce il sagrato; da qui, grazie alla sottostante gradinata, si ha una vista panoramica su Via Fortebraccio e sull’intero quarto di Santa Giusta, oltre che sul gruppo montuoso di Monte Ocre-Monte Cagno e sull’intera catena del Sirente-Velino.

Facciata

La facciata viene considerata la massima espressione dell’architettura rinascimentale in Abruzzo e tra le più ragguardevoli in Italia. Costituisce l’opera maggiore di Cola dell’Amatrice, che qui sintetizza influenze fiorentine, urbinate e romane, e rappresenta uno dei primi esempi d’impiego dei triglifi dorici. Si ritiene che l’architetto si sia ispirato ad un progetto mai realizzato di Michelangelo per la basilica di San Lorenzo a Firenze, di cui oggi rimane solo un modellino in legno custodito nella casa-museo Buonarroti; i lavori si svolsero in varie fasi, dal 1525 al 1542.

Si presenta quasi quadrata a coronamento orizzontale, con dimensioni di 30 metri in larghezza e 28 in altezza.

Come nello schema delle chiese aquilane, si suddivide in tre ordini, ciascuno dotato di una massiccia trabeazione e sorretto da quattro coppie di colonne, dall’alto verso il basso in stile dorico, ionico e corinzio. Il primo ordine, più alto dei successivi, venne completato nel 1527 ed è a sua volta suddiviso in tre parti con portoni, dei quali il più importante è il portale principale al centro; questo si presenta incassato tra due ulteriori coppie di colonnine scanalate a spirale con volta lunettata recante l’altorilievo Madonna col bambino tra i Santi Francesco e Bernardino che presenta il devoto Girolamo da Norcia, probabilmente della scuola di Silvestro dell’Aquila, sotto mezzo giro di cherubini e tra vari e raffinati motivi floreali. Il portale si rifa al modello quattrocentesco elaborato da Leon Battista Alberti reinterpretando lo schema dell’arco trionfale. L’architrave che divide il primo e il secondo ordine è anch’essa particolarmente ricca, con triglifi e metope recanti simboli cristiani.

I successivi due ordini, completati rispettivamente nel 1540 e nel 1542, presentano alternati tre finti rosoni, due medaglioni con l’emblema bernardiniano e una trifora serliana, quest’ultima probabilmente successiva alla ricostruzione settecentesca. Nell’architrave che divide il secondo ed il terzo ordine è incisa la dedica al tempio:

DIVO BERNARDINO SERVATORI URBS. AQUILA D.N. SANCTITATE Q. E PRO TEMPORE F.

Sotto la cornice dello spigolo sinistro è invece la firma dell’architetto e la data di conclusione della prima fase di lavori.

Fronti laterali

Dei fronti laterali rimane scoperto il solo prospetto di sinistra — che si sviluppa lungo la via dedicata a Giacomo della Marca, ideatore della basilica — e l’area retrostante l’abside, collocata tra Piazza del Teatro e Via Vittorio Veneto, entrambi in muratura e ricostruiti in epoca settecentesca.

Sul fianco sinistro, in corrispondenza del terminale di Via Verdi, è presente un portale laterale in pietra realizzato in seguito al terremoto del 1703 ad opera di Sebastiano Cipriani; si tratta di una bucatura di forma rettangolare caratterizzata da un ricco impalcato di colonne e lesene e contornata da un fastigio a cornice spezzata. Su Via Vittorio Veneto è invece l’antico portale d’accesso al convento.

Torre campanaria

Il campanile si colloca sul fronte destro della basilica, a nord della cupola e ad est della cappella maggiore. Venne realizzato nel XV secolo, contemporaneamente all’edificazione della basilica, e nella sua conformazione originaria prevedeva un doppio ordine di bifore su quattro fronti, coperto da un tetto a guglia la cui altezza — secondo il Fonticulano, pari a 24 canne, ovvero a circa 51 metri — superava quella della cupola; la torre venne poi ribassata di un ordine in seguito al terremoto del 1703, probabilmente a causa di un crollo. Dopo il sisma del 2009 si è reso necessario un nuovo intervento di ricostruzione.

All’interno della torre campanaria sono collocate cinque campane, fuse in momenti diversi tra il XVII ed il XX secolo, ancorate a una struttura di sostegno (il castello delle campane) che ne consente l’oscillazione; questo è collegato a un computer che lo attiva secondo programma.

Interno

La basilica presenta un impianto unico nell’ambito dell’architettura religiosa aquilana, dovuto alla sovrapposizione di un corpo a pianta centrale e uno a pianta longitudinale. Tradizionalmente, detta singolarità viene collegata alla posizione della tomba di San Bernardino, la cui collocazione originaria era probabilmente prevista esattamente al centro dell’edificio, sotto la cupola. Secondo il Chierici, invece, una pianta così inusuale sarebbe dovuta a un’ottimizzazione dell’attività oratoria con le grandi navate che avrebbero costituito di fatto una «piazza coperta» destinata a ospitare i visitatori mentre la cupola avrebbe avuto la funzione di cassa di risonanza.

Il riferimento principale di un complesso architettonico così particolare sembra essere Santa Maria del Fiore a Firenze, già individuato dal Gavini anche nella funzione simbolica di omaggio dell’origine toscana del santo; le similitudini tra i due impianti sono notevoli così come intensi erano, nel XV secolo, i rapporti tra le due città, collocate lungo la Via degli Abruzzi che all’epoca costituiva una tra le più importanti arterie commerciali d’Europa. Di discreta importanza parrebbe essere anche l’influenza di alcune costruzioni gotiche come il Duomo di Siena e, in ambito regionale, la chiesa di Santa Maria Maggiore di Lanciano.

È da rimarcare tuttavia che, a differenza della cattedrale fiorentina, in San Bernardino è maggiormente evidente una gerarchizzazione dei due corpi, con quello a pianta centrale che manifesta una maggiore importanza e monumentalità rispetto alle navate prospicienti, a loro volta spazialmente autonome come un secondo sagrato. Il Gavini fa notare che questo dualismo, già presente nell’impianto quattrocentesco, è stato poi ulteriormente esaltato nella ricostruzione settecentesca, soprattutto mediante un sapiente uso del complesso apparato decorativo, bilanciato in modo da accentuare l’identità centrica della basilica.

A un’analisi più accurata è possibile suddividere la chiesa in quattro diversi spazi: l’asse longitudinale formata dalle tre navate, l’asse trasversale in corrispondenza del mausoleo di San Bernardino, il grande vano cupolato e la chiesa absidale con l’altare maggiore; è in particolare questa chiesa trasversale, che crea una vistosa interruzione nella continuità delle arcate della navata, a impersonare ancora oggi la parte più caratteristica e originale della struttura, resa ancor più monumentale dalla presenza del sepolcro del santo.

L’asse longitudinale è caratterizzato da una varietà — in termini di forme e monumentalità — di cappelle laterali, realizzate per lo più nel Cinquecento. Secondo il Del Bufalo, è possibile che il progetto originario prevedesse esclusivamente cappelle semiottagonali — come le due collocate nella navata sinistra e dedicate alle famiglie Camponeschi e Fibbioni — sul modello della basilica di Santa Maria del Popolo a Roma. Con le distruzioni dovute al terremoto del 1703, le cappelle vennero ricostruite in maniera difforme dall’originale perdendo così la dinamica spazialità rinascimentale.

Navata centrale

All’ingresso nella basilica dal portone principale, si accede direttamente allo spazio della navata centrale. Questa mantiene l’aspetto assunto definitivamente nel 1730, al termine dei lavori di ricostruzione della basilica successivi al terremoto dell’Aquila del 1703 che ne aveva provocato il crollo quasi completo. Nella pavimentazione originaria rinascimentale sono incassate, ai lati dell’ingresso, due pietre tombali risalenti al XV secolo: quella di sinistra è dedicata a Francesco Luculli, fatto torturare e uccidere da Alfonso V d’Aragona in quanto consigliere di Pietro Lalle Camponeschi.

Lo spazio della navata centrale è il più importante in termini dimensionali dell’intera basilica ed è caratterizzato da un fastoso soffitto a cassettoni in legno intagliato e ornato di oro zecchino, realizzato da Ferdinando Mosca tra il 1723 ed il 1727. In esso, sono incastonati tre dipinti di Girolamo Cenatiempo (L’Assunta con i Santi Bernardino e Giovanni da Capestrano e due episodi della vita del santo) oltre a un grande emblema del Cristo e alla smagliante raggiera con il trigramma bernardiniano; quest’ultimo è lavorato superficialmente con i ceci di Navelli, decorati in modo da ottenere un effetto chiaroscuro.

I massicci pilastri della navata principale derivano la loro conformazione dal ringrosso settecentesco operato sui piedritti originali d’epoca rinascimentale che ancora costituiscono il cuore dell’elemento strutturale; nel restauro successivo al terremoto del 2009 è stata operata una cerchiatura con fasce d’acciaio per garantire un collegamento tra la parte più antica del pilastro e quella più moderna. Il primo pilastro a destra sorregge un’acquasantiera del XIV secolo.

Organo di controfacciata

Due pilastrini aggiuntivi, posti direttamente all’ingresso nella basilica, sorreggono il maestoso organo a canne che occupa quasi interamente la controfacciata dell’edificio. È anche chiamato organo di controfacciata per distinguerlo da un secondo organo, di dimensioni e rilevanza più modesta, posto dietro l’altare maggiore.

L’organo è stato realizzato nel 1725 da Feliciano Fedeli, artista organaro di Rocchetta di Camerino; è collocato in una cantoria in muratura con fronte curvilineo in stile barocco, a sua volta inserita in una cassa di risonanza in legno finemente intagliato e decorato, opera di Ferdinando Mosca. La facciata della cassa presenta un profilo tripartito, suddiviso da lesene tortili sormontate da capitelli corinzi con decorazioni floreali. Le canne complessive sono trentuno, diciassette nel settore centrale e sette in ognuno dei due settori laterali, disposte a cuspide. Le trombe alla base sono en chamade cioè poste orizzontalmente, caratteristica rarissima nel panorama degli organi a canne italiani.

Navata destra

Sul fianco destro sono collocate cinque cappelle. La prima di esse è la Cappella Vetusti Oliva che occupa in realtà il secondo quadrante poiché il primo conduce a degli ambienti di servizio. Vi è collocata la pala in terracotta invetriata, bianca su sfondo azzurro, contenente la Resurrezione, Incoronazione di Maria e quattro santi (1495-1500), opera dello scultore fiorentino Andrea della Robbia su commissione della famiglia Vetusti Oliva; in essa si riconoscono ben ventotto figure. Nella predella sono l’Annunciazione, l’Adorazione del Bambino, l’Epifania e la Presentazione di Gesù dello stesso artista.

Proseguendo, s’incontra la Cappella di Notar Nanni. All’interno della nicchia è collocata la Madonna con bambino in trono (1490-1495), scultura lignea realizzata da Silvestro dell’Aquila. L’impianto dell’opera ricalca quello della precedente e omonima Madonna collocata nella chiesa di Santa Maria in Platea a Campli (TE); particolare della Madonna bernardiniana è lo spillone con testa a forma di cherubino collocato nella veste della donna e poi riproposto in altre sculture mariane dell’artista.

La Cappella Ciampella occupa il quarto quadrante. Dietro l’altare è collocata la pala con l’Adorazione dei pastori (1566) di Pompeo Cesura con evidenti influenze raffaellesche, considerata il capolavoro dell’artista aquilano.

Mausoleo di San Bernardino

La Cappella del Santo è la quarta del fianco destro ; in essa è collocato il mausoleo di San Bernardino, in posizione rialzata rispetto alle navate.

I lavori sulla cappella cominciarono nel 1458 quando ancora la tomba del Santo era prevista al centro della basilica. Successivamente il sepolcro — trasferito nell’edificio nel 1472 dalla chiesa di San Francesco — venne collocato nella cripta che divenne ben presto inadeguata ad accogliere la mole di pellegrini che vi giungevano in visita. Si decise quindi di realizzare un apposito mausoleo, anche grazie al noto mercante Jacopo di Notar Nanniche ne commissionò a sue spese l’opera a Silvestro dell’Aquila già autore, nella stessa basilica, del mausoleo di Maria Pereyra Camponeschi.

Il mausoleo vide la luce tra il 1489 e la fine del secolo; venne poi terminato nel 1505, un anno dopo la morte di Silvestro dell’Aquila, da Salvato di Girolamo Romano e Angelo d’Arischia, suoi allievi. L’opera è una grande arca su base quadrata, in pietra rivestita di marmo, ed è caratterizzata da quattro massicci pilastri angolari che sorreggono una trabeazione, a sua volta coronata da un arco lunettato. Il fronte principale si presenta suddiviso in due ordini: in quello inferiore, un’apertura rettangolare bipartita con un’esile colonnina permette la vista sul sepolcro mentre in quello superiore si trova una Madonna con bambino tra San Bernardino e Jacopo di Notar Nanni e infine, nella lunetta, è raffigurato il Padre Eterno circondato da mezzo giro di cherubini. Nei pilastri sono inserite le statue dei Santi Pietro e Paolo, di San Giovanni Battista e di San Giovanni Evangelista mentre nel basamento vi sono due epigrafi sulla storia del monumento.

Analogamente, nel fronte posteriore si ha un ordine inferiore similare a quello principale, un ordine superiore con la Vita di San Bernardino e la storia della basilica e una lunetta con il Cristo uscente dal sepolcro; nelle nicchie laterali si trovano le statue di San Francesco, Sant’Antonio da Padova, San Sebastiano e Santa Caterina d’Alessandria.

Il corpo di Bernardino da Siena è collocato in un’urna lignea argentata e dorata realizzata nel 1799 da Giuseppe Mantini di Mantova. La volta della cappella è decorata con la Predica di san Bernardino con i santi Giovanni da Capestrano e Giacomo della Marca di Girolamo Cenatiempo