Forte Spagnolo

Il Forte Spagnolo, anche noto come Castello Cinquecentesco, è una fortezza dell’Aquila. Venne costruito nel corso di un grandioso progetto di rafforzamento militare del territorio avvenuto durante la dominazione spagnola in Italia meridionale nella prima metà del cinquecento.

Mai utilizzato per scopi bellici, fu utilizzato nel Seicento come residenza del governatore spagnolo e successivamente come alloggio per i soldati francesi nell’Ottocento e tedeschi durante l’ultima guerra mondiale. Nel 1902 è stato dichiarato monumento nazionale. Restaurato nel 1951 ad opera della Soprintendenza ai Monumenti e Gallerie d’Abruzzo e Molise, è divenuto sede del Museo Nazionale d’Abruzzo, il più importante della regione, ed è sede di mostre e convegni. Al suo interno trovano posto anche un Auditorium e una Sala Conferenze.

È rimasto gravemente danneggiato dal terremoto del 2009 e non è attualmente agibile. Dal 2011 sono ancora in corso i lavori di ricostruzione.

Descrizione

L’imponente fortezza, eseguita seguendo le più aggiornate tecniche di fortificazione dell’epoca, si presenta a pianta quadrata, con ai quattro angoli massicci bastioni dai profili affilati con schema detto a punta di lancia, ognuno in direzione dei quattro punti cardinali. Nelle sue fattezze il Forte Spagnolo presenta molte analogie con il Castello di Barletta e il Castello di Copertino, anch’essi a pianta quadrangolare con quattro bastioni lanceolati, costruiti durante lo stesso periodo del regno di Carlo V, e, presumibilmente, per incarico dello stesso viceré di Napoli, Pedro Álvarez de Toledo, non però dallo Escrivà, ma dall’architetto copertinese Evangelista Menga.

Il Forte è contornato da un profondo e largo fossato, mai riempito d’acqua, ed è accessibile da un ponte in muratura, un tempo con piano di calpestio interamente in legno parzialmente retraibile, distrutto nel 1883 e sostituito dall’attuale in pietra, mediante il quale si accede al Portale d’ingresso raffigurante lo stemma di Carlo V. La struttura è circondata da un enorme parco alberato, il Parco del Castello, autentico polmone verde della città.

Il portale

Il maestoso portale bianco, fiancheggiato da lesene d’ordine dorico e sormontato dal prezioso coronamento con l’aquila bicipite, emblema della Casa d’Austria, è unanimemente considerato un assoluto capolavoro nel suo genere. A ricordo delle vicende che hanno portato alla costruzione del Forte ed al fine di scoraggiare ogni futuro tentativo di ribellione, reca nella parte superiore l’iscrizione:

AD REPRIMENDAM AUDACIAM AQUILANORUM

La progettazione del manufatto è, con ogni probabilità, da attribuirsi allo Escrivà che ne ripropose le fattezze anche nel portale da lui stesso realizzato a Castel Sant’Elmo a Napoli, seppur in maniera più modesta. La costruzione è invece opera degli aquilani Salvato Salvati e Pietro Di Stefano, allievo di Salvato Romano, sintomo di una viva ed importante tradizione locale nella scultura instaurata da Silvestro dell’Aquila e dalla sua cerchia.

I bastioni

I quattro bastioni, che spiccano come elemento fondamentale nella concezione strutturale dell’edificio, rappresentando la postazione primaria sia per l’offesa che per la difesa del Forte. Di forma lanceaolata, furono costruiti in modo da sostenere e deviare le eventuali cannonate.

Per la loro grandezza e complessità erano ciascuno in grado di resistere autonomamente agli assalti nel caso l’invasore fosse penetrato nel corpo centrale. Erano, difatti, dotati di cisterna autonoma per l’approvvigionamento dell’acqua. Ogni bastione contiene due grandi costruzioni, le casematte, volte a proteggere uomini o pezzi di artiglieria e chiuse a volta, con uno spiraglio circolare per smaltire i fumi. Dalle casematte si ha accesso alle contromine, un sistema di cunicoli in serie, costruiti dentro le fondamenta della struttura, che permettevano di bloccare le mine dei nemici.

Le mura

I bastioni sono collegati alla cortina tramite doppie sporgenze, autentica caratteristica della struttura e importante innovazione nell’architettura militare. Questa accortezza, che contribuì a migliorare la plasticità dell’edificio, aveva l’importante funzione di raddoppiare il numero delle bocche da fuoco, rendendo più potente il fuoco di fiancheggiamento e diminuendo, per la loro angolazione, la possibilità per i colpi dei nemici di penetrare all’interno.

Ogni lato della costruzione, esternamente rivestita in travertino, misura ben centotrenta metri. Costruito sulla viva roccia, presenta nelle mura spessori notevoli, che vanno dai dieci metri alla fondazione, ai cinque metri alla sommità della cortina ed è assolutamente privo di elementi decorativi, fatto salvo il pregiato portale in pietra.

Il cortile interno presenta una forma quadrata. Il lato a sud-est, corrispondente all’entrata, mostra un porticato a doppio ordine di lesene, che nei progetti dello Escrivà, probabilmente, doveva estendersi a tutto il perimetro della corte ma non fu mai completato.

I sotterranei

Di particolare fascino ed interesse sono i sotterranei del Forte, le cui vicende possono essere collegate alle strutture carcerarie ospitate nella fortezza sin dalla sua costruzione. Difatti, anche a causa della connotazione repressiva ed intimidatoria che lo caratterizza, il Forte è stato per lungo tempo adibito a carcere anche se, in un primo momento, questa utilizzazione era limitata al piano terreno, a ridosso del bastione est. Al di sotto di queste, è plausibile l’esistenza di una prigione sotterranea, una segreta tetra ed oscura ricavata sull’estradosso della volta che copre la rampa d’accesso alla casamatta inferiore del bastione est.

Le condizioni climatiche dei sotterranei hanno consentito la mummificazione di centinaia di corpi di persone inumate in una cappella sotterranea. La quasi totalità di queste mummie venne poi risepolta nel cimitero cittadino, tranne quattro esemplari tuttora conservati nei sotterranei del Forte, in un contenitore parzialmente vetrato.